27 Flamerule

27 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

Mentre ce ne stavamo andando dal luogo dove ci eravamo accampati, ovvero vicino ad una parete quasi verticale di un tumulo, qualcosa si mosse all’interno di esso, ma ci rifiutammo soffermarci e preferimmo andarcene e rimanere ignorati piuttosto che affrontare inutili pericoli; io per primo avrei forse dovuto affrontare la piaga dalla non-morte, ma sarebbe stato inutile, come cercare di rompere una montagna con un solo colpo di scalpello; chissà quante anime irrequiete si aggiravano per questo tetro paesaggio, non sarebbe servito a nulla eliminare uno.
Abbiamo proseguito fino per buona parte della mattina finche non abbiamo iniziato a scorgere la sagome tozza e scura della fortezza di Xul Jarak, attorno ad essa molte colonne di fumo indicavano innumerevoli fuochi da campo e la presenza di un grande esercito.
Discutendo abbiamo deciso esaminare la situazione prima di agire, così Lam si è offerto come solito di andare in esplorazione, al ritorno ha riferendo che l’informazione del viaggiatore mezz’orco era corretta: c’era effettivamente una breccia nelle mura del castello e la maggior parte dell’esercito era accampato dalla parte opposta dove si torva l’ingresso principale del castello.
La nostra migliore possibilità sarebbe stata quella di entrare con il favore delle tenebre ma soprattutto della nebbia sarebbe di sicuro scesa dopo il calar del sole sino ad inghiottire il paesaggio; ormai conosciamo il Thar da contare su questo punto a favore.
Ci siamo riposati fino al calar del sole riparandoci da sguardi indiscreti dietro le pendici di una tozza collinetta erbosa; più volte durante il giorno abbiamo scorto gruppi di orchi e di ogre dirigersi verso la fortezza, come se tutti fossero in pellegrinaggio, attirati da una invisibile forza ammaliatrice; in quanto chierico sono ben conscio che tutto ciò non può che essere provocato da un dio, solo una forza così potente può radunare a sé un esercito di orchi e ogre, nessun capo-guerra per quanto possente potrebbe esercitare una attrazione cosi grande e su larga scala.
Il sole sta calando e siamo pronti per la partenza; scrivo queste righe mentre ammiro il terrificante spettacolo della nera fortezza di Xul Jarak appoggiata al terreno come un grosso scarafaggio e circondata da un mare di fiamme rosse dalle quale emergono volteggianti miasmi: sembra di stare davanti alle fauci spalancate dell’inferno; una tremenda sensazione mi formicola giù per la schiena.

Prego Moradin perché ci protegga dalle oscure forze che stiamo per accingerci ad affrontare…
Prego Gorm Gulthyn, perché ci protegga dai colpi dei nostri avversari…
Prego Clangeddin Silverbeard, per ottenere la forza necessaria per infrangere il male.
Prego Dumathoin, che ci dona la lucentezza dei suoi tesori…
…che essa dissipi l’oscurità che avanza…

Parte seconda scritta il 28 Flamerule

In questo momento faccio fatica anche solo a tenere in equilibrio il calamaio nella mia mano …
…gli orribili fatti accaduti nella fortezza oscurano i miei pensieri e mi tolgono lucidità…
Sono tutti morti!
Non sono riuscito a salvarli!
Ci hanno scoperto, un drago era a guardia del passaggio e nonostante siamo riusciti ad abbatterlo il suo pungiglione velenoso ha trafitto Jihh riempiendo il suo corpo di veleno letale.
Azim ha cercato di darmi il tempo necessario a rianimare Jihh sfidando davanti a tutta l’orda colui che sembrava essere il capo, un enorme orco che impugnava un ascia la cui testa era grande quanto il mio scudo!
La sua spada ha saettato più volte ferendo il grande orco ma non sortendo alcun effetto, quei colpi avrebbero potuto tranquillamente mettere fuori gioco un uomo ma la scorza dell’orco era decisamente superiore.
In risposta ai colpi di Azim la scura lama calò più volte sul corpo di Azim riducendolo ad una massa sanguinolenta di carne.
Un nodo mi prese nuovamente alla gola per poi salire fino alla testa dove esplose in un turbine di furia, il mio istinto era quello di correre incontro all’orco e spaccargli la testa a martellate, ma qualcosa dentro di me mi trattenne; più che dentro fu dietro… Arbarak-onn fece sentire il suo peso e mi rese chiaro quali conseguenze avrebbero avuto le mie azioni: il segreto dei miei avi hanno custodito per secoli e secoli non poteva finire nelle mai dei miei nemici giurati, in questo modo avrei tradito la fiducia che il clan aveva riposto in me e sari stato dannato in un tormento senza fine; non potevo morire, non in quel momento! Il mio destino mi trascinava altrove!
Mentre mi riprendevo dalla furia e la cieca rabbia si affievoliva lasciando di nuovo posto alla ragione, scorsi Lamariel che schivava i violenti fendenti del leader orco; dovevo fare qualcosa, mi venne allora in mente il potere concessomi da Thand Harr di controllare il livello delle acque, il cortile era pieno di pozzanghere e avrei potuto scatena e una piccola onda per cercare di far scivolare via Lam e il corpo di Azim verso la breccia.
Il piano funzionò e questo mi permise di uscire allo scoperto e infondere energie curative nel povero corpo di Azim, non sapevo se avrebbe funzionato ma valeva la pena di provare…
Azim si risvegliò, e io gridai allora di fuggire! Lam si diresse verso l’uscita ma Azim no e rientrò testardamente nella torre, invocando il nome di Jihh.
Gli corsi dietro cercando di fermarlo ma già sentivo i pesanti passi del leader orco dietro di me, eravamo in trappola!
Lo vidi raccogliere il corpo di Jihh e dirigersi giù per un corridoio, allora cappi che il aveva perso il barlume della ragione, non vi era fuga all’interno del castello!
Senza indugiare oltre mi diressi giù per una scala buia e, sicuro di non essere scorto da nessuno fusi il mio corpo con la roccia della fortezza celando così la mia presenza; sarei uscito appena la situazione si fosse calmata.
Nella accogliente sicurezza della roccia realizzai che cosa mi era appena accaduto, la mia Pietra si stava nuovamente sgretolando, i miei amici erano morti….
Sono di nuovo un essere incompleto……

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